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POLITICA
5 gennaio 2009
Emergenze che si ripetono
Aperte le stazioni della metro a Roma per i clochard e bla bla bla.

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3 gennaio 2009
Il calendario... del binario


Il calendario di quest'anno realizzato per Shaker dal laboratorio di disegno del Centro Diurno "Binario 95" è fatto di alberi e parole rare, messe insieme con la pazienza di chi vuole augurarci un anno fantastico!

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SOCIETA'
28 dicembre 2008
Magie natalizie per i senzatetto
In questi giorni si fa un gran parlare di senzatetto: è Natale. Vuoi per la somiglianza dei barboni con Babbo Natale, vuoi perchè il freddo che noi incontriamo di giorno ci fa pensare a chi in quel freddo ci dorme la notte. Quest'anno ci si è messa l'ennesima tragedia, neppure tanto casuale, della baracca che ha preso fuoco a Castelfusano, nella quale sono morte madre e figlia. Ora in molti scopriranno che Castelfusano esiste, una pineta che nasconde una baraccopoli nella quale in pochi avevano il coraggio di entrare: una sorta di buco nero ignorato dagli amministratori, i quali adesso saranno costretti ad occuparsi di quelle situazioni estreme.
Manca ovviamente qualsiasi continuità: i titoli dei giornali non danno alcuna speranza di affrontare la realtà in modo organico e coerente. Quelli che vivono per strada lo sanno e quando si parla di loro sanno che presto passerà: bisogna solo avere qualche giorno di pazienza. Il tempo che i media spengano i riflettori e tutto tornerà come prima.

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SOCIETA'
14 dicembre 2008
Morire senza un nome
Un nome, almeno. Si può morire senza nome?

(ANSA)- ROMA, 14 DIC- Il cadavere di una donna sui 30-40 anni, con indosso abiti di fortuna, e' stato trovato vicino a via di Valle Aurelia, in una zona boscosa. La donna viveva in un riparo di fortuna e nei pressi non sono stati trovati documenti. Da una prima verifica, sul cadavere non ci sarebbero segni di violenza. Su un braccio sarebbero presenti morsi di animali.


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POLITICA
5 dicembre 2008
Senza dimora, ma con l'amianto
La scoperta dell'acqua calda, in questo articolo curioso.

Forse la vita dei barboni non è poi così importante. Forse morire per eternit è meno grave che morire di freddo.


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SOCIETA'
28 novembre 2008
La paura quotidiana dei barboni (e non viceversa)

  Su Repubblica ieri è uscito un viaggio di Michele Smargiassi tra i senza fissa dimora di Bologna, tra le loro paure. Un articolo che ribalta la prospettiva, mettendo per un attimo in secondo piano le paure dei "normali" e occupandosi del mondo visto dagli ultimi, con discrezione: ogni tanto non guasta. 


La fame, il freddo, la solitudine. E dopo l'aggressione di Rimini un dramma in più: la paura. Ecco le storie degli ultimi

Paura quotidiana in via senzatetto

Viaggio tra i clochard di Bologna

Sono un relitto di povertà arcaiche esito non previsto nella società dei consumi.
Le loro storie si somigliano tutte: normalità distrutte da due o tre crolli ravvicinati.


di MICHELE SMARGIASSI

BOLOGNA - Gli inquilini di via Senzatetto non rispondono mai al citofono. Perché se qualcuno "suona", è solo per suonargliele. Quante volte Giuseppe è stato svegliato nel cuore della notte da un calcio nelle reni. Peggio, sui piedi. Sono delicati i piedi quando dormi per terra, sui cartoni. "Il freddo te li congela, sono rattrappiti, basta un colpetto per vedere le stelle". Giuseppe l'ex giardiniere dorme in una rientranza del sottopasso tra l'atrio della stazione e il binario uno: anche di notte c'è sempre qualcuno che passa, lo vede, e gli allunga una pedata. Così, per riderci su due minuti, come quei bravi ragazzi di Rimini, quelli con l'accendino facile. E lei Giuseppe che fa? "Zitto. Non reagire mai, mai, mai. Questo t'insegna la strada. Se reagisci magari spunta un coltello. Taglia la corda se puoi".

Via Senzatetto, a Bologna, non esiste nello stradario. Esiste solo sulle carte d'identità dei clochard. È una strada fittizia, un'invenzione dell'anagrafe per poterglielo dare, ai clochard, almeno un documento. Poi però si sono accorti che non funziona: se ti presenti con quell'indirizzo, nessuno ti darà mai un lavoro. Allora adesso la via dove abitano i barboni, inesistente ma affollatissima, si chiama via Mariano Tuccella. Un senzacasa preso a calci e pugni in pieno centro da un ragazzotto ubriaco, morto questa primavera dopo sei mesi di coma. "Potevo essere io", osserva senza prosopopea Antonio, quello che dorme sotto la tettoia di un padiglione dei Giardini Margherita. Se li ricorda bene i tre giovinastri che lo svegliarono a botte qualche mese fa, "negro dimmerda levati dal...". Antonio è italianissimo, è nato a Napoli nel 1945, ma come nella Tammurriata nera o nella più famosa canzone di Lucio Dalla: la mamma bambina e il "bell'uomo che veniva dal mare", il marine americano di colore. E lei, Antonio, che fece con quei tre? "Io? Niente. Quelli come noi hanno sempre torto. Tutti i torti del mondo. Metti che uno di quei due era figlio del tale o del talaltro... Finisce che è stata colpa tua. Se ti prendono di mira, puoi solo sparire. Quel poveretto di Rimini... Al primo petardo doveva prendere su le sue cose e cambiare zona, era chiaro che tornavano. Noi non dobbiamo esistere, capisci? Infatti non esistiamo".

Scordarsi Piazza Grande, "a modo mio / avrei bisogno di carezze anch'io". Fine dei romanticismi. Ben altre carezze ti riserva la piazza oggi. Gli "avvocati di strada", angeli custodi degli homeless di Bologna, nel 2007 hanno aiutato 22 senzatetto a denunciare aggressioni subite. E prima che uno di loro si convinca a denunciare, ce ne vuole. "Io, ma chi sono io? Chi mi crede, a me? Ma mi hai guardato bene?", Antonio si toglie il berretto che una volta era bianco: ciuffi di capelli sparsi, due soli denti in bocca, la pelle rovinata, una giacca rotta sopra l'altra, "ho tutto quel che serve per far paura. Io sì, ce l'ho paura, di notte, ma a voi faccio più paura ancora. Se chiedo aiuto a un poliziotto mi dice smamma. Se insisto mi porta dentro e mi mena. Guarda, è cambiata la storia. Forse una volta eravamo poetici. Adesso per voi siamo dei falliti e basta, scelta nostra, colpa nostra, cazzi nostri. Qualcuno ogni tanto ancora viene e mi usa come un divertimento, il vecchio barbone saggio', quello che ne ha vissute tante'... A me va bene perché poi mi dà qualcosa". Però è vero che ne ha vissute tante, Antonio. Gli anni hippy, la politica, Radio Alice, il '77, perfino un po' di galera per i disordini, poi il lavoro, una donna, tre figlie, perso tutto, quel che è rimasto è questo carrellino tenuto con lo spago. "Anche il sacco a pelo devi portartelo dietro, se lo nascondi dentro una cabina elettrica o dietro un cassonetto, come una volta, non lo trovi più".

Chi lo ruba, il sacco a pelo di un barbone? "Gli stranieri. Ora comandano loro". Sarebbero gli ultimi arrivati, i clandestini extracomunitari, nel paese scuro della marginalità. Ma sono già passati avanti. "A loro le gente dà più volentieri. Anche i preti li aiutano di più". I barboni eterni restano ultimi, sempre ultimi, disperatamente in coda a tutti. In coda all'Antoniano, la mensa di mezzogiorno, dopo Antonio c'è Mauro, sessant'anni, bel soprabito di pelle, scarpe lucide, pantaloni puliti. Faceva il cuoco, poi quella malattia ai polmoni: non invalidante, ma nessuno lo vuole più in cucina. Da qualche settimana dorme in un garage, dopo due anni di strada. Non s'è ancora lasciato andare. "Quando vado a far colletta però mi metto roba più rovinata, sennò non ci credono". Mica tutti i clochard sembrano clochard. Ed è peggio ancora: "O fai impressione o non esisti. Per la gente normale, i senzatetto non esistono. I drogati sì, i matti sì, gli ubriaconi sì, gli stranieri sì: noi no. Sa cosa? Io la accetto la tessera da senzatetto, se me la danno. Meglio una schedatura che essere nessuno".

Sono un relitto di povertà arcaiche, un esito non previsto nella società dei consumi. Le loro storie si somigliano tutte: normalità precarie distrutte da due o tre crolli ravvicinati, lavoro perduto, una rottura familiare, la morte di una persona cara, un tradimento, una malattia, combinati tra loro in modo infinitamente diverso e infinitamente simile. "Una somma di sfortune", dice Giuseppe il giardiniere, "la prima ti atterra, ma provi a farcela; proprio quando stai per rialzarti, arriva la seconda botta e ti stramazza". Non ti alzi più. "Un anno di strada e sei perduto", dice Paolo Mengoli, direttore della Caritas diocesana. La strada ti prende, ti avvolge, ti cambia. "Ti azzera", precisa Daniele, 35 anni, per lui la miscela prevedeva anche un tuffo nell'eroina. Ha una moglie, una figlia malata: una signora generosa le tiene in casa ma lui no, dorme in stazione. Alle dieci di sera la sala d'aspetto è stracolma di figure che crollano di sonno, sedute spalla a spalla. Almeno qui siete in tanti, è più sicuro. "Qui è un inferno. Tutti contro tutti. Non ti puoi fidare neanche di quello che ti dorme di fianco. L'altra notte quell'africano mi sveglia urlando, 'Dammi la tua coperta o ti accendo!', capisci? La sera prima, alla mensa di Santa Caterina, avevamo pregato assieme per quello bruciato a Rimini".

Comincia un'altra notte senza tetto né letto, ma nessuno dorme davvero. Sussultano, si scuotono. "La notte non è per il sonno, la notte cerchi solo rifugio", spiega Daniele, "il giorno è per il sonno e per il cibo". I posti caldi, di giorno, sono molti, più comodi di questo dove la Polfer ogni due ore ti scuote, fuori di qui e in fretta!, e mica tutti possono fare come Tecla, 74 anni, ex ballerina con la casa popolare allagata, che ha una pensione della minima e ogni tanto compra un biglietto, mica per viaggiare, solo per avere diritto a restare dentro. Anche lei non dormirà bene a cavallo dei braccioli che disinfetta con cura. Col suo carrello del Pam stracolmo e le sue ciabatte Crocs arancioni, di giorno va a dormire in un'altra sala d'attesa, quella di una Asl, "ma non ti dico dove", i buoni posti son segreti. Invece Antonio, 'a criatura nata nira, di giorno sta in biblioteca, la sontuosa Sala Borsa, ricca di divani comodi: non è un abuso, "prendo un libro e lo leggo davvero". Altro buon posto: la sala scommesse ippiche di via Righi, c'è il bagno, "e quando uno vince è contento, 'mi hai portato fortuna', e ti allunga cinque euro", relaziona Rino, quello col cane: Pippo, un bastardino di schnauzer bianco, tutto fasciato, "l'ha morso un altro cane", anche tra le bestie la strada è feroce. E Rino non ha esitato a sacrificare 30 euro, parecchi giorni di colletta, per portarlo dal veterinario. Ha una gran voglia di carezze, Pippo.

Poi c'è il mangiare. Che in fondo è la cosa più facile: colazione dalle suore, pranzo dai frati dell'Antoniano, cena alla Caritas di via Santa Caterina. C'è solo da scarpinare. "Il guaio è la notte", per Paolo l'ex geometra è un'ossessione, qualsiasi domanda gli fai, lui risponde come un disco incantato: "se però potesse sensibilizzare... per un posto letto...". Nei dormitori c'è la lista d'attesa e ti tengono solo tre giorni. C'è già un freddo criminale, due sono finiti semiassiderati l'altra notte, ma i City Angels sono senza coperte e il rifugio invernale da 300 posti non è ancora pronto. Bologna non è che sia così amica dei barboni. Marco, il poeta che aveva arredato una panchina davanti a San Francesco, s'è beccato 724 euro di multa per occupazione abusiva, e i vigili gli hanno buttato nel cassonetto tutte le poesie. "Tròvati un altro posto" è la comunicazione che la città in divisa spedisce a quella di stracci: accompagnata non di rado da uno spintone. Il municipio di Cofferati ha fatto togliere le poltrone dalle sale aperte al pubblico, ha chiuso a chiave i bagni e perfino traslocato le macchinette del caffè in stanze accessibili solo ai dipendenti. Vero che le macchinette sono le vittime designate dei nomadi urbani. Mica tutti hanno un'etica come José, l'oriundo argentino che dorme al binario 8, e che quando vede "uno di quei drogati che mettono la moneta con la gomma da masticare per bloccare la fessura e passare dopo a prendere le monete incastrate, io gliela tolgo". Lui controlla solo la buchetta del resto. Non v'immaginate quanto resto si scordano i clienti delle macchinette. "In due anni ho messo da parte 2156 euro e ho comprato un biglietto per tornare a Buenos Aires". È un lavoro, fare il senzatutto. Se chiedi a Renato, ex pizzaiolo, come comincia le sue giornate ti guarda con ironia: "Le mie giornate non cominciano e non finiscono". Tempo pieno, nastro continuo. È un lavoro anche per chi ha eliminato il denaro dalla sua vita, come Cenzo, l'ex macellaio, in strada da quattro anni, "quasi eliminato, se non fosse per queste maledette sigarette", per non dover chiedere. Perché lui ancora se ne vergogna, e se insisti con le domande gli vengono gli occhi lucidi.

Chissà se c'è una corsia di ritorno, per la gente dei cartoni. Un'uscita di sicurezza dall'arena di crudeltà gratuite che è diventata per loro la strada. Non ce n'è uno che, a domanda, non ti risponda che vuole smetterla con questa vita, non uno che non speri nel miracolo, grande o piccolo: Mauro dice a tutti che gli hanno promesso un posto di cuoco in un grande albergo del Madagascar, ad Antonio "bastano tre metri per tre". Poi però c'è da riannodare il pacchetto, tirar su le buste di plastica e andare, andare, che la giornata è lunga, è già buio, un altro giorno è andato, hai tirato su solo tre euro ma la gente affretta il passo per andare a casa, una casa calda. Anche Antonio si fa il letto ai giardini come tutte le sere da vent'anni, e ha soltanto una cosa da chiederti: "La prossima volta che mi incontri, per favore, salutami".


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POLITICA
20 novembre 2008
NEPPURE LA CHIESA
"Così si rende più difficile la vita di chi è in difficoltà". Parola di Famiglia Cristiana, che nell'editoriale ragiona sulle pesanti e inutili misure che colpiscono immigrati e senza fissa dimora.
SOCIETA'
19 novembre 2008
L'ISOLA DEI DIMENTICATI
 
E' un Irreality show di Antonio Bruno.

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CULTURA
17 novembre 2008
LA COPERTA CHE DA' GLI INCUBI



Non è che si faccia proprio una bella figura a speculare sull'idea di chi dorme in mezzo ai cartoni. Neppure la vergogna...

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POLITICA
14 novembre 2008
ASPETTANDO LA PROSSIMA EMERGENZA FREDDO



Lo diceva anche Carlo, ma vale la pena di leggersi come Lorenzo Cairoli racconta Finire per strada nella Roma di Alemanno: almeno fino all'arrivo della prossima "emergenza".

Se i senza fissa dimora oltre che il popolo dei cartoni fossero un popolo di elettori, di certo i politici non taglierebbero aiuti con questa disinvoltura, ma un senza tetto ha altri problemi che correre dietro alle balle di Berlusconi o all’esangue opposizione della sinistra e non si sognerebbe mai di denunciare questa sistematica (e inesorabile) soppressione di posti e di tetti.

(via percezione)

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SOCIETA'
11 novembre 2008
BRUCIATO VIVO


Questa panchina è stata una casa. Finchè qualcuno per qualsiasi motivo ha deciso di prendere una tanica, riempirla di benzina, arrivare sul posto, cospargere l'uomo di 46 anni che vi dormiva sopra e dargli fuoco. Un'azione dopo l'altra: lucide, sequenziali. Un'azione dopo l'altra, senza mai porsi il dubbio che sotto quei vestiti magari sporchi, si nascondesse il corpo di una persona. "In fin dei conti è solo un barbone" avranno pensato.

Ovviamente non ha nulla a che fare con la schedatura proposta nel pacchetto sicurezza per i senza dimora. Ovviamente: si tratta dei figli diversi dello stesso padre.

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POLITICA
8 novembre 2008
PIAZZA DEL VIMINALE, 1


Se volessero fare le cose per bene, anzicchè chiamarlo registro dovrebbero chiamarlo "residenza"... A quel punto i Senza Dimora avrebbero una residenza prestigiosa al Ministero dell'Interno, in piazza del Viminale 1.

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POLITICA
7 novembre 2008
IL REGISTRO DEI SENZA DIMORA
 

L'idea "buona" di schedare i Senza Dimora l'aveva già avuta Alemanno ad agosto. Adesso rispunta dal cappello della Lega insieme a un'impressionante cocktail di porcherie e ieri sera è stata inserita nel "pacchetto sicurezza", in votazione martedì. Questo il testo dell'emendamento:

Dopo il comma 3 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 1954, n. 1228 è aggiunto il seguente:
"3-bis. 1. E' comunque istituito presso il Ministero dell'interno un apposito registro delle persone che non hanno fissa dimora. 
2. Con decreto del Ministro dell'interno, da adottarsi nel termine di 180 giorni dall'entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le modalità di funzionamento del registro di cui al comma 1 attraverso l'utilizzo del sistema INA-SAIA.".

Il vizietto di schedare le persone anzichè occuparsi dei loro problemi resta. Il problema in questione è la residenza. La mancanza di residenza anagrafica impedisce ai senza dimora di accedere ai propri diritti, perchè li rende invisibili rispetto alla burocrazia. In molti comuni si è provveduto, in molti altri no: se si vuole fare qualcosa si parta da questo.

La sicurezza è prima di tutto un diritto delle persone più fragili. Spero che qualcuno se lo ricordi, prima o poi.

(grazie a Giro per la segnalazione)

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SOCIETA'
17 ottobre 2008
PER INTUIRE LA STRADA, ALMENO DI SFUGGITA


Il vero manuale alla fine l'ha scritto L. in un commento che trovate qui. Le sue parole sono per tutti: per quel che mi riguarda, le accetto come una lezione. Ma credo siano anche rivolte a coloro che non troveranno mai il modo di ascoltarle, semplicemente perchè sono altrove.

E spero che chi dormirà nei sacchi a pelo, a parte i rumori della strada, le improvvise sciabolate di luce, il rumore inatteso di passi, e le voci che ti colpiscono in testa come manganellate, intuisca veramente cos'è la strada. Perchè questo evento dove si balla, si canta, si magna, e poi tutti nel sacco a pelo, e la mattina, sveglia e colazione, mi sembra un Club Med della solidarietà, e non mi piace. Era meglio farlo in silenzio, niente sacchi a pelo, niente concerti, niente di niente. Perchè è nel niente che ci si azzera in strada. Panchine, scalinate di chiese, cartoni davanti a un negozio, magari di un altro, e aspettare l'alba, che arriva tardissimo, perchè quando sei in strada, l'alba è stillicidio. (...) Ancora adesso, quando mi sveglio, la prima cosa che faccio è cercare le mie scarpe.


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13 ottobre 2008
PRECISAZIONI (NON PERVENUTE) E LA NOTTE DEI SENZA DIMORA
Per essere chiari. L'iniziativa di Ikea dimostra solo che i meccanismi della società cannibale sono pervasivi. Li troviamo ovunque e sappiamo che anche di fronte al disagio il problema che si pone per un'impresa è: come posso strizzarci denaro da questa situazione. I poveri sono ottimi benefattori ;)

Di fronte a questo meccanismo pervasivo di sfruttamento, l'unica possibile risposta credo sia il rifiuto. La rottura del meccanismo, a meno che i rapporti con queste imprese non possano portare reale vantaggio alla condizione reale di persone reali in reale difficoltà. Tradotto: se Ikea vuole fare qualcosa per i Senza Dimora dovrebbe costruire un palazzo, perchè può farlo e questo sarebbe l'unico segno tangibile di un'intenzione reale. Qualsiasi offerta inferiore è il segno di una volontà di strumentalizzare. Le questioni dei diritti conoscono poche vie di mezzo.

Detto ciò, io il 17 ottobre sarò in piazza: perchè chi vive nel disagio non può pagare per gli errori di chi vive in appartamenti accoglienti.

Dormire in piazza sarà il segno inutile di un impegno, sarà il segno di un'intenzione. Al risveglio dovremo ricominciare a cercare la via perchè la dignità non continui ad essere calpestata, o saremo tutti persone peggiori.

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DIARI
13 ottobre 2008
PER STRADA CI TROVERETE... ME

Ho incontrato pittori, ho incontrato ex imprenditori che dormivano in macchina - con la famiglia che non sapeva del disastro della propria azienda -, ho incontrato operai, pulitori... Guardate che adesso la situazione è tale per cui per strada, dopodomani, ci trovate me. Ci sono delle storie che non sono le storie del clochard che a un certo punto disperato o contento, romanticamente si prende il fagotto e va per strada. Troverete le vostre storie: precise. In Italia la gente va per strada e questo è un dato di fatto...

Fabrizio Schedid, dal minuto 3:30 nel video della serata di lancio della Notte dei senza dimora

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14 dicembre 2007
via marsala - roma

C’è un posto attraversato da molteplicità fluttuanti e stazionarie.
C’è un posto dove la necessità di giustizia si fa volto di persona.
C’è un posto in cui ti aspetteresti di trovare quintali di rabbia e invece ne è visibile molto meno.
Questo posto è in molti posti, ma più di tutti è in via Marsala.

Un crocevia di fenomeni epocali e storie marginali, ma soprattutto il punto di incrocio magico di persone. Persone che portano dietro la propria scia di tempo vissuto. Persone particolari e generali, attratte da un magnetismo impalpabile.

E’ il momento che tutti conoscano via Marsala. Perché ognuno possa imparare a riconoscerla nei dintorni del proprio corpo…

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permalink | inviato da mauro.p il 14/12/2007 alle 11:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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