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leggerezza del blog
30 maggio 2009
Un discorso sul futuro

Parte dal ridurre il più possibile le omissioni fatte a proposito del presente. Serve di sicuro un enorme riflessione su ciò che ci separa dal giusto anche quando lo conosciamo. Il salto che non riusciamo a fare, anche quando è chiaro che è l'unica via da percorrere, per il nostro bene.



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17 maggio 2009
Una cultura davvero alternativa

Dei tanti modi di impostare un'opposizione culturale convincente, alternativa, incisiva, di sicuro il PD ha scelto il peggiore: commisionando alla stampa amica una campagna sulle donnine del presidente. Complimenti vivissimi.




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17 maggio 2009
Per uscire dal guscio




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17 maggio 2009
Già
E' passato tanto tempo.



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12 gennaio 2009
Un Rom al grande Fratello
Dopo Luxuria sull'Isola dei Famosi, il Grande Fratello rilancia e seleziona un rom tra i concorrenti. Però non ditemi che questo possa avere a che fare con una battaglia per i diritti perchè vi rincorro.



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DIARI
10 gennaio 2009
Come da bambino


Non vedevo l'ora che uscisse il nuovo romanzo di Claudio Morici. Finalmente l'ho potuto avere tra le mani. :)



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POLITICA
9 gennaio 2009
Liberare i palestinesi da Hamas
Un po' di chiarezza è fatta da Bernard Henry-Levy sui responsabili della situazione di Gaza. In sintesi dice che occorre "liberare non solo Israele, ma i palestinesi, dall'oscura influenza di Hamas".

Non essendo un esperto militare, mi astengo dal giudicare se i bombardamenti israeliani su Gaza potevano essere più mirati, meno intensi. Poiché da decenni non sono mai riuscito a distinguere fra morti buoni e cattivi o, come diceva Camus, fra «vittime sospette» e «carnefici privilegiati», sono evidentemente sconvolto, anch'io, dalle immagini dei bambini palestinesi uccisi. Detto questo, e tenuto conto del vento di follia che, una volta di più, come sempre quando si tratta di Israele, sembra impadronirsi di certi mass media, vorrei ricordare alcuni fatti.

1) Nessun governo al mondo, nessun altro Paese se non l'Israele attuale, vilipeso, trascinato nel fango, demonizzato, tollererebbe di vedere migliaia di granate cadere, per anni, sulle proprie città: in questa vicenda, la cosa più sorprendente, il vero motivo di stupore non è la «brutalità» di Israele, ma, letteralmente, il fatto che si sia trattenuto così a lungo.

2) Il fatto che i Qassam di Hamas, e adesso i suoi missili Grad, abbiano provocato così pochi morti non prova che siano missili artigianali, inoffensivi o altro, ma che gli israeliani si proteggono, vivono rintanati nelle cantine dei loro edifici, nei rifugi: un'esistenza da incubo, in sospeso, al suono delle sirene e delle esplosioni. Sono stato a Sderot, lo so bene.

3) Il fatto che le granate israeliane facciano, al contrario, tante vittime non significa, come sbraitavano i manifestanti dello scorso week-end, che Israele si abbandoni a un «massacro» deliberato, ma che i dirigenti di Gaza hanno scelto l'atteggiamento inverso, di lasciare quindi le loro popolazioni esposte: una vecchia tattica dello «scudo umano » che fa sì che Hamas, come Hezbollah 2 anni fa, installi i propri centri di comando, i depositi d'armi, i bunker nei sotterranei di abitazioni, ospedali, scuole, moschee. Tattica efficace ma ripugnante.

4) Fra l'atteggiamento degli uni e quello degli altri esiste comunque una differenza capitale che non hanno diritto di ignorare coloro che vogliono farsi un'idea giusta e della tragedia e dei mezzi per porvi fine: i palestinesi sparano sulle città, in altre parole sui civili (e questo, in diritto internazionale, si chiama «crimine di guerra»); gli israeliani prendono come bersaglio obiettivi militari e, senza volerlo, provocano terribili danni civili (e questo, nel linguaggio della guerra, ha un nome: «danni collaterali» che, se pur orrendo, rimanda a una vera dissimmetria strategica e morale).

5) Poiché bisogna mettere i puntini sulle i, ricordiamo ancora un fatto al quale stranamente la stampa francese non ha dato risalto e di cui non conosco alcun precedente, in nessun'altra guerra, da parte di nessun altro esercito: le unità de Tsahal, durante l'offensiva aerea, hanno sistematicamente telefonato (la stampa anglosassone parla di 100.000 chiamate) ai cittadini di Gaza che vivono nei pressi di un bersaglio militare per invitarli ad andarsene. Che questo non cambi nulla rispetto alla disperazione delle famiglie, alle vite stroncate, alla carneficina, è evidente; ma che le cose si svolgano così non è, tuttavia, un dettaglio totalmente privo di senso.

6) Infine, quanto al famoso blocco integrale, imposto a un popolo affamato, che manca di tutto e precipitato in una crisi umanitaria senza precedenti (sic), di fatto non è proprio così: i convogli umanitari non hanno mai smesso di transitare, fino all'inizio dell'offensiva terrestre, per il punto di passaggio Kerem Shalom; solamente nella giornata del 2 gennaio, 90 camion di viveri e di medicinali hanno potuto, secondo il New York Times, entrare nel territorio. Tengo a ricordare (infatti, è inutile dirlo, anche se, secondo alcuni, sia meglio dirlo…) che gli ospedali israeliani continuano, nel momento in cui scrivo, ad accogliere e curare, tutti i giorni, i feriti palestinesi. Speriamo che i combattimenti cessino al più presto. E speriamo che al più presto i commentatori tornino in sé. Allora scopriranno che sono tanti gli errori commessi da Israele negli anni (occasioni mancate, lungo diniego della rivendicazione nazionale palestinese, unilateralismo), ma che i peggiori nemici dei palestinesi sono quei dirigenti estremisti che non hanno mai voluto la pace, mai voluto uno Stato e hanno concepito il proprio popolo solo come strumento e ostaggio (immagine sinistra di Khaled Mechaal il quale, il 27 dicembre, mentre si precisava l'imminenza della risposta israeliana tanto desiderata, non sapeva far altro che esortare la propria «nazione» a «offrire il sangue di altri martiri», e questo lo faceva dal suo confortevole esilio, ben nascosto, a Damasco). Oggi, delle due l'una. O i Fratelli musulmani di Gaza ristabiliscono la tregua che hanno rotto e dichiarano caduca una Carta fondata sul puro rifiuto dell'«Identità sionista», raggiungendo il vasto partito del compromesso che, Dio sia lodato, non smette di progredire nella regione, e allora la pace si farà. Oppure si ostinano a vedere nella sofferenza dei loro compagni solo un buon carburante per le loro passioni riacutizzate, il loro odio folle, nichilista, senza parole, e allora bisognerà liberare non solo Israele, ma i palestinesi, dall'oscura influenza di Hamas.




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POLITICA
8 gennaio 2009
Evidentemente sì
E' così difficile esprimere queste posizioni, che sono le posizioni sensate di una sinistra liberale e agonizzante di un paese mezzo morto?

E' così difficile pensare ad un partito che parta dalle proposte di Pietro Ichino e Tito Boeri e lanci una grande campagna per la riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali? E' così difficile fare del Pd un luogo in cui figure come quelle di Soru, con le sue battaglie per la difesa del territorio e della sua dignità, si sentano a proprio agio? E' così difficile immaginare un partito che discuta e prenda in seria considerazione, così ci auguriamo in tantissimi, la proposta di Ignazio Marino per il testamento biologico? E' così difficile pensare ad un partito che raccolga la sfida della qualità dell'ambiente e dell'innovazione, dando una scossa di energia pulita e rinnovabile al nostro paese? E' così difficile credere in un partito che faccia propria una proposta politica che finalmente interpreti i cambiamenti a cui stiamo assistendo, dai nuovi poveri ai nuovi 'italiani', che hanno trasformato profondamente la nostra società?

Evidentemente sì, evidentemente è difficile... e potrà volerci ancora tutta una vita o forse meno, ma in qualche modo si farà, perchè è l'unica via di uscita.


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3 gennaio 2009
Il calendario... del binario


Il calendario di quest'anno realizzato per Shaker dal laboratorio di disegno del Centro Diurno "Binario 95" è fatto di alberi e parole rare, messe insieme con la pazienza di chi vuole augurarci un anno fantastico!

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1 gennaio 2009
Progetti



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28 dicembre 2008
La comicità che paga
Un post di Valerio Pieroni per capire come la politica possa essere il marketing dei comici.



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28 dicembre 2008
Cose che cambiano
Purtroppo Aldo, Giovanni e Giacomo non fanno più ridere.



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18 dicembre 2008
Ci si vede, presto
Mi prendo qualche giorno di vacanza. Intanto auguri agli affezionati e ai passanti casuali...

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POLITICA
16 dicembre 2008
Io non ci marcio

Comitati di affari, speculazioni, asservimento ai poteri forti: c'è chi minimizza il marcio.

La politica deve tornare a fare il suo mestiere, cioè interpretare i bisogni della società scrivendo delle buone regole. E' evidente che alcuni requisiti siano indispensabili. Una bozza di codice etico è stata proposta. Io la condivido.


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cinema
15 dicembre 2008
Si può fare


Questa volta Obama non c'entra... Questo è il film che ogni sognatore dovrebbe guardarsi, per convincersi che la realtà, pezzo per pezzo, può essere trasformata davvero!

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POLITICA
15 dicembre 2008
Le quattro "i"
Ipocriti, inciucioni, ignoranti e impreparati: le quattro "i" della nostra politica secondo Lorenzo Cairoli. Mi sembra che non manchi proprio nulla...



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POLITICA
13 dicembre 2008
Promesse


L'intervista che vi dicevo.

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POLITICA
12 dicembre 2008
Detto tra noi
Adesso che lo sciopero è stato fatto, possiamo dircelo: non ha avuto alcun senso. La crisi è un'altra cosa rispetto a quella piazza. Rispettabile, certo. Ma è il caso di dare la cifra della necessità di rimboccarsi le maniche in altri modi. Magari senza dare l'idea di banalizzare il collasso nell'equazione "piove, governo ladro".

Forse, a questo punto della storia, è il caso di farsi carico ciascuno del proprio pezzetto di responsabilità, come lavoratori, consumatori, cittadini. Ciascuno nel suo essere multidimensionale può affermare che questa via di devastazione morale e materiale del pianeta non è più praticabile. Possiamo provare a ripartire dal riscoprirci interdipendenti, comunità. Possiamo provare a guardare con occhi più attenti ai rifiuti che buttiamo. Possiamo chiederci come viva il nostro vicino o come possa sentirsi un immigrato che abita il nostro stesso territorio. Si può ripartire solo così: ricominciando a farci delle domande, così che sapremo riconoscere le risposte non appena passeranno davanti ai nostri occhi.



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POLITICA
12 dicembre 2008
Segnamoci Matteo Renzi
Matteo Renzi, 33 anni, presidente della provincia di Firenze, candidato scomodo nelle primarie per scegliere il prossimo sindaco di Firenze, questa sera è ospite alle Invasioni Barbariche e può cambiare la storia del Partito Democratico. Segnamoci il suo nome.

Stravagante cambiare le regole in corsa: in genere si tengono ferme le regole per cambiare i leader, da noi invece accade che i leader cambino le regole per rimanere.


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SOCIETA'
12 dicembre 2008
Non avrò dimenticato i Diritti Umani
Il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (quale cosa migliore di un lungo nome per una bella ipocrisia) mi dà l'occasione per dire che mi piacerebbe vedere cancellata quella carta così piena di belle parole, perchè le belle parole non seguite dai fatti servono a pulire le coscienze: mentre i diritti, bene che vada, rimangono solo un ottimo argomento di conversazione. Se vi va, datemi torto.

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POLITICA
4 dicembre 2008
Aspettando il morto
L'ultimo botta e risposta a distanza tra Veltroni e D'Alema può essere sintetizzato così: D'Alema non ha ancora deciso di portare allo scoperto la sua battaglia.
Scegliendo la via della dissimulazione del conflitto, è inutile dirlo, fa un male enorme al futuro del PD. Una leadership forte in questo caso può passare solo attraverso una battaglia all'ultimo sangue tra i due, piuttosto che attraverso questo stillicidio di delegittimazione continua.
Continuo a credere che se un anno fa le primarie avessero avuto come sfidanti Veltroni e D'Alema (o chi per lui), con le loro visioni messe in chiaro, oggi avremmo un partito democratico molto più sano e con le idee molto più chiare sulla propria identità.
Così non è stato e il momento di una sana conta politica, trasparente, ancora non è vicino. Sul morto si canterà la messa.



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POLITICA
3 dicembre 2008
E adesso, boh
Ci siamo incontati. Abbiamo visto che siamo in tanti, ma se non siamo in grado di farci movimento politico capace di dare battaglia politica, non credo che avremo molte possibilità.

Ad esempio, avere un volto, un portavoce o ancora meglio un candidato alternativo a quello del blocco di potere che sta lavorando al servizio della conservazione, sarebbe un segnale di serietà degli intenti. Darebbe una fisionomia riconoscibile anche in una questione di metodi: sarebbe il primo passo per fare una volta almeno una battaglia comprensibile.

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POLITICA
29 novembre 2008
Quelli che vogliono le primarie
  Me compreso. Un'assemblea spontanea di chi crede che la prima battaglia debba riguardare il metodo.

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DIARI
29 novembre 2008
UN POSTO MAI VISTO
Ieri ho rivisto un posto mai visto. Vi deve bastare per capire che non si può sempre parlare: a volte bisogna dire senza raccontare. Parlare senza parlare. Perchè quel posto un giorno, ne sono certo, non esisterà più: non esisterà nell'abbandono in cui oggi esiste. Avrà un'altra forma, un'altra luce, un'altra gioia. Nessuno allora potrà pensare arrivandoci, come primo pensiero, "questa è la clinica dell'abbandono".

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DIARI
27 novembre 2008
CHI CI STA ACCANTO
A Roma è arrivato il gelo, un freddo incredibile. Ogni volta che ci penso, ogni volta che provo fastidio per il freddo, non posso fare a meno di pensare a quelle quattro o cinque persone che conosco che in questo periodo dormono per strada. Quello che per me è solo un fastidio per loro è una tragedia. Guardandosi attorno, come al solito, il mondo non più lo stesso.



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POLITICA
26 novembre 2008
ANCORA SUL RICAMBIO E SULL'UCCISIONE DEL PADRE
La discussione sul ricambio generazionale sta continuando in varie forme e luoghi, e questo è un bene. Manca però sempre il passaggio cruciale del "come": omissione imperdonabile visto che il desiderio di soppiantare il padre lo avranno avuto anche le generazioni precedenti, con scarsi risultati evidentemente...

Il punto è che non è possibile immaginarsi lo spontaneo farsi da parte di una classe politica che con tutti i suoi meriti, ha mostrato con chiarezza che ogni entità di sconfitta l'ha lasciata intatta nei suoi posti, a ricompattare i ranghi ogni volta che si sentiva messa in discussione come casta. Non è possibile percorrere la via che Irene Tinagli fiduciosamente considerava praticabile, la via della mentorship che da noi si riduce sempre all'abbraccio mortale della cooptazione.

Vorrei sentire parole sul "come". Vorrei sentire parole chiare su un percorso che deve passare prima di tutto dalla richiesta incessante di regole ferree (e lo stiamo facendo) di selezione della classe dirigente, di primarie vere. E quando questi spazi si aprono non si può ricacciare la testa sotto la sabbia, non ci si può riallineare dietro la colonna del vincente, come è accaduto solo l'anno scorso nelle primarie del 14 ottobre. Non si può, perchè altrimenti si paga il prezzo di non essersi fatti le ossa là dove serve: tra i cittadini, mettendoci la faccia, ascoltando i bisogni e trasformandoli in linguaggi di proposta, chiedendo consenso e ricambiandolo con la rappresentanza.

Senza questo bagno, si continua a dipendere dal proprio padre. Si può anche fare un'assemblea dicendo a tutti che lo si vuole uccidere, ma si rischia seriamente che non ci creda nessuno.
 
(Ne parlano Luca Sofri, Marco Simoni, Mario Adinolfi, Luca De Biase, Marco Campione, Giornalettismo ecc.
Qui l'articolo di Giuseppe D'Avanzo)



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POLITICA
24 novembre 2008
DOVE SI VA
Al di là di tutte le menate, le dimissioni di Irene Tinagli rientrano a pieno titolo nella sezione "una che non ha capito che stava andando nella fossa dei leoni".



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POLITICA
24 novembre 2008
PENSAR MALE, IL RICAMBIO GENERAZIONALE
Ancora una volta le idee sul ricambio generazionale si presentano nella forma del chiacchiericcio, anzicchè scegliere la via del conflitto politico, che credo sia l'unica in grado di legittimare la presenza di idee nuove portate da teste nuove. Alla fine, sentendo tanti uccellini cantare si ha l'impressione che facciano a gara per chi ha il canto più bello: in attesa che il capo passi a premiarli.

Le tesi di D'Avanzo sono molto meno banali di quello che Luca vorrebbe far sembrare e andrebbero affrontate nel merito. La tesi centrale è che non c'è ricambio senza radicamento, senza che le nuove leadership siano partorite da territori e da bacini di idee: in questo la pattuglia leghista è quella meglio attrezzata. Mettiamoci pure a intendere territori in senso ampio, intendiamoli pure come territori culturali, ma la legittimazione di un leader deve essere sempre cercata "sotto i suoi piedi" piuttosto che in alto, nella benedizione del condottiero fallimentare della stagione precedente.

Serve coraggio. Il coraggio che in pochi finora hanno mostrato. Il coraggio di non nascondersi dietro l'oligarca di turno, ma di accettare la sfida di esporsi al vento con le proprie idee.

Mentre le varie cricche aristocratiche della politica continuano a sfidarsi con i loro giochetti (vedi alla voce Commissione di vigilanza) e i loro hobbies da pariolini, nel nostro paese che sprofonda si aprono praterie, pezzi interi di popolazione inascoltata, sofferente, senza una direzione, che attendono solo che passi una speranza cui aggrapparsi. Che passi un pezzo credibile di racconto che li aiuti a immaginare il futuro e, soprattutto, ad andarci.



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DIARI
18 novembre 2008
CRONACHE DA FACEBOOK


Biblioteca di facoltà. Gli occhi sono fissi sullo schermo. Due occhi si moltiplicano, sono molti occhi. Qualcuno sorride, i più sono ipnotizzati dagli schermi. Facebook li ha presi in trappola. Dalle sette alle dieci finestre sono aperte su ogni pc. Uno stato di sottile trans, misto a quel po' di eccitazione che ti fa sentire vivo: sei in relazione con un numero iperbolico di persone. Parlare con qualcuno non è mai stato così eccitante: parlare con una sola persona ormai è diventato troppo poco, soprattutto se intanto il tuo profilo è sotto gli occhi di tutti. Deve essere figo, aggiornato minuto per minuto, giusto il tempo di alzarsi per fare qualcosa così che poi sia possibile comunicarla: poi sarà commentata, tritata, insieme alle foto dell'altra sera. L'importante è esserci: essere presenti e mettersi a nudo, anche a costo di ridurre la propria vita all'osso estremo del solo raccontarsi. Fino a farne una sottile illusione.

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POLITICA
10 novembre 2008
STUPIDAGGINE PER STUPIDAGGINE



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