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SOCIETA'
20 novembre 2008
SUGLI OCCHIALI DA SOLE PER FILTRARE IL MONDO

Riflettevo sull’influenza che hanno i filtri concettuali, su come essi siano capaci di oscurare del tutto intere parti di realtà, lasciandoci sostanzialmente con la coscienza pulita. Una volta indossati quegli occhiali da sole si vede solo qualcosa, si colgono solo alcune frequenza di luce.

E’ stato così per la “sicurezza”, la quale è arrivata come categoria impetuosa che si è mangiata tutto ciò che ha a che fare col vivere spicciolo di un essere umano, fino a quell’essenza più inviolabile che è la dignità. Indossato questo paio di occhiali da sole, possiamo calpestare i diritti e le esistenze dei nostri simili, senza che neppure accorgerci di ciò che stiamo provocando.



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SOCIETA'
20 ottobre 2008
DIRITTI O DISTORTI
A proposito di diritti umani. A proposito di una dichiarazione che dicevamo di voler rispettare.

Mentre si avvicina l'anniversario, il 10 dicembre, ed è sempre più forte l'impressione che si trattasse solo di una bella ipocrisia, alla quale credono in pochi. Delle belle parole: al momento sono solo delle belle parole.
       



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ECONOMIA
17 settembre 2008
C'è qualcosa che ci fa incapaci nelle crisi
Quando le crisi si fanno più pesanti, le forme di racconto informale si fanno spuntate, meno capaci di cogliere gli aspetti decisivi. Si rifugiano magari in beghe di condominio. Lo fanno i blog che si accapigliano sul presunto scandalo di una banale affermazione di un pubblicitario. Lo fanno le persone semplici che votano chi promette di renderle felici cacciando i negri, salvo riscoprirsi comunque insicure (a prescindere dalle angherie che infliggiamo agli stranieri).

Ci intravedo qualcosa di primordiale in queste fughe. Non me la sento neanche di condannarle più di tanto. Mi piacerebbe capirle, quello sì. Coglierle nella loro semplicità e nei loro modi un po' ottusi e un po' grossolani con cui finiscono per contribuire ai problemi anzicchè combatterli.

Quel qualcosa di primordiale passa pure dentro di noi ogni tanto. E forse è la stessa cosa che mi sta permettendo di fare queste riflessioni, mentre fuori dalla porta qualcuno viene licenziato, le borse crollano, i voli vengono cancellati.



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POLITICA
10 settembre 2008
Prima capiamo l'iperpresente, poi faremo del nostro meglio
Provo a incastonarmi nel ragionamento di Luca Sofri, in cui si parla dello sdoganamento della mediocrità. Aggiungendo qualcosa che ha a che fare con lo spirito del tempo.


Provo a incastonarmi nel ragionamento di Luca. Perchè se a tratti è un po' scaduto in una visione manichea (buono-cattivo, giusto-sbagliato) che per riflesso non riesco proprio ad accettare, lui almeno ci ha provato.

Un paio di cose non mi tornano. Non mi torna la considerazione che gli italiani di oggi non sono peggiori di quelli di ieri. Peggiori non lo so, ma diversi sicuramente sì. Potrei cercare mille tracce di cambiamento, ma è una in particolare che torna utile a questo discorso. E' cambiato il nostro rapporto col tempo. Il nostro tempo è un iper-presente. Non abbiamo modo (e questo noi è veramente vasto) di sentirci il frutto di un passato, nè tantomeno intravediamo futuri possibili. Qualsiasi futuro sarà, di certo si manifesterà come una sorpresa (un imprevisto o un'emergenza).

L'iperpresente è il tempo che permette di massimizzare i consumi. (Non sono un amante dei complottismi, ma l'associazione tra senso del tempo e propensione al consumo mi pare talmente lampante che non posso fare a meno di appuntarla). Individuo, presente, consumo: è la triade con cui conviviamo, lo spirito del tempo.

Insomma, la società intorno a noi vuole tutto e subito. La demagogia è l'unica interprete di questo bisogno. Non è un caso che trionfi e faccia man bassa.

La via d'uscita allora è ancora lontana. Se c'è, non è scritta nelle pagine che furono, caro Luca. Se c'è deve essere ancora scritta. Possiamo farlo, ma abbiamo bisogno di occhiali e immaginazione. Perchè gli elementi che possono salvarci sono difficili da cogliere e ardui da ricombinare. Ma faremo del nostro meglio, perchè sarà giusto così.



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CULTURA
13 luglio 2008
La "mediocrazia" è il nostro nemico
La mediocrazia è il nostro tempo, in cui regnano la delega e la "democrazia del pubblico".

La mediocrazia è un'espressione felice usata oggi in un articolo di Ilvo Diamanti per definire la deriva contemporanea. L'espressione è felice perchè riesce a contrarre nello stesso termine media (declinati nella loro variante top-down, la televisione insomma) e mediocrità.

La relazione tra l'animale comunicativo produttore di spettacolo politico e il suo pubblico non può che essere diretta. Il modello non implica elaborazione di pensiero, anzi è segnato in modo costitutivo dalla sua mancanza. In questo spettacolo il pensiero sarebbe un fardello troppo pesante. L'argomentazione implica un grado di partecipazione concettuale troppo elevato, incompatibile con il livello di passività di un pubblico.

A questo punto direi: cerchiamo un mouse!

L'unica possibilità di uscita da questo sistema è spezzare la simmetria. La risposta è seminare forme di responsabilità, cioè l'opposto della delega in bianco. Cercare forme di inclusione e sistemi fondati sul binomio partecipazione-decisione.

La rete insegna. Così come insegnano i processi collaborativi di elaborazione.

Abbiamo tutto il tempo e il diritto di sbagliare. Ma non possiamo e non dobbiamo accettare di finire nel burrone per paura di prendere il volante.



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DIARI
29 giugno 2008
i Mb di stupidità per la prossima schiavitù
Se è vero che leggendo sul PC i nostri occhi si muovono così.

Se è vero che non riusciamo ad andare oltre un secondo paragrafo.

Se siamo noi quelle persone per le quali è come se
"il sapere fosse improvvisamente diventato un universo a due dimensioni. Immenso lungo gli assi orizzontale e verticale ma senza profondità. Perché (...) li accomuna l'incapacità di assorbire concetti complessi e teorie evolute, se non nella forma di piccoli frammenti per volta, nella forma cioè di piccole manciate di bit."
In tal caso saremmo gli schiavi perfetti per il prossimo tempo, la massa informe e prigioniera pronta per farsi schiacciare da qualsiasi potere.

[update: lo stesso articolo è inciampato in copertina su Internazionale]



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DIARI
23 giugno 2008
Blog e metafore contemporanee
Più che uno strumento di lotta, il blog è uno strumento di ricerca e di racconto.

Il blog è un nuovo genere letterario. Il genere della tessitura (più o meno) quotidiana del contemporaneo.
Con-nettività, con-divisione. Sono gli strumenti che generano le nuove metafore: quelle che si spera riescano a buttare un po' di luce nel garbuglio di questo tempo.

Più che un prodotto, il blog è un processo. Senza una meta predefinita e mosso dalla necessità di esplorare, indagare, annodare. Con l'ambizione di dis-velare forme ancora nascoste.



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CULTURA
16 giugno 2008
La conoscenza liberata, l'economia della differenza.
C'è un differenza. C'è un errore.
L'errore è voler colmare il solco di una differenza sotto la coperta dell'identità.

La conoscenza non è un oggetto: c'è una differenza. L'economia della conoscenza funziona come l'economia dell'oggetto: questo è l'errore. Dai tempi di Copyleft ad oggi resta identica la tensione tra le polarità del problema.
Con la sola differenza che il tempo è passato. E non è poco.



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politica interna
3 giugno 2008
blog e libertà
sono due termini connessi, legati, fusi ormai in un medesimo destino. Perchè un blog non è un prodotto ma un processo, una sorta di sentiero attraverso il quale ad ogni passo ci si muove nel tempo venendo via via trasformati nella personale attitudine alla partecipazione.

Il 7 giugno nasce da questo processo che è un processo di liberazione, deformazione, ricostruzione fondato sulla pratica quotidiana del confronto orizzontale: dalla quale si esce trasformati. [#] Dopo la quale non si può accettare che la democrazia sia intesa come la passeggiata di un pastore con le sue pecore.

Io ci sarò: sabato 7 giugno 2008 - ore 12 - Roma piazza Montecitorio [#]

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POLITICA
26 maggio 2008
sull'imperfetta utilità della democrazia
C'è un discorso avviato che credo possa avere un respiro molto più ampio dell'orizzonte quotidiano: è il discorso sulla democrazia, intesa come metodo imperfetto ma solido per reindirizzare il corpo della società ad ogni scivolamento che fisiologicamente si ripropone, ad ognuna delle derive barbariche che ricompaiono.

Si tratta di un argomento che trova conforto nei grandi numeri più che nella spicciolata quotidiana, dove è più complesso distinguere la deriva dalla reazione di correzione.

E' un argomento che trova conforto nella storia più che nella cronaca, in una visione sistemica più che individualistica, (e per sistema intendo il luogo della valorizzazione dell'individuo nella consapevolezza del tutto cui appartiene e della tela di legami che di fatto ne accompagnano l'esistenza).

Lancio il sasso intanto, ma non nascondo la mano...



permalink | inviato da postcrazia il 26/5/2008 alle 14:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
17 marzo 2008
democrazia, innovazione, generazione… in rete e oltre

Stamattina sono andato a guardare questa bella intervista a Mario Adinolfi (forse troppo lunga), segnalata da Pierluigi. Ho trovato dei fortissimi elementi di speranza, l’alfabeto di un’ideale dal fascino irresistibile: la democrazia. Ho trovato lo spirito visionario che può davvero disegnare l’innovazione.

Un’intervista in cui definisce chiaramente oligarchico l’attuale sistema, un sistema in cui non c’è vitalità possibile: un meccanismo viziato e mortifero. Da qui il richiamo alla rottura degli argini: con la rete sono saltate tutte le mediazioni e questo ci richiama a riprenderci in pieno la nostra responsabilità. In tutti i campi e consapevoli delle possibilità di errore. Racconta poi i primi passi di generazione u, i passi delle scommesse: la trasposizione del virtuale al reale; la trasformazione della realtà magmatica della rete in energia politica positiva. E la scelta strategica di fare questa battaglia all’interno del fortino del Partito Democratico come scommessa di futuro vera per cambiare questo paese.

 Tutto questo, più che una teoria è la pratica presente di generazione u. L’esercizio mai inutile per la prossima democrazia. Il blogging aperto, orizzontale, come metafora di ciò che potrebbe essere e sarà la comunicazione politica.

La rete come messaggio: il messaggio possibile di un’altra democrazia che si può costruire.




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13 marzo 2008
new media, new minds

ogni tecnologia è una psicotecnologia” 
Una psico-tecnologia in quanto trasforma la mente nella sua struttura.
Lo è sicuramente nel senso dell’estensione. Abbiamo protesi di immagazzinamento di dati e sistemi estensivi dei campi di comunicabilità.
E’ ancora più vero nel senso della riprogrammazione. Nello sviluppo di modalità cognitive e procedurali multitasking, forgiate su un orizzonte di parallelismo e simultaneità, segnate dall’accessibilità e restie all’asimmetria top-down.



Si affaccia progressivamente una generazione nata in questo contesto, una generazione di menti nuove proiettate nella real life con un assetto mentale plasmato dalla concatenazione non lineare.
Una generazione-x evoluta, se non altro in senso temporale. Una generazione che merita di essere guardata.

In questa situazione si può dire che questa generazione conviva con altre menti (le menti “passate”) affette da un digital divide.
Lo considero un ritardo, un handicap comunicativo, soprattutto in quello che si configura come un territorio nuovo. Forse il web costituisce il primo caso nella storia di uno spazio emerso dal nulla.
Uno spazio orizzontale, con un orizzonte non visualizzabile. Per questo uno spazio difficile da calpestare, che impone un manifestarsi a prescindere da un feed-back breve, senza la possibilità di aggiustamento istante per istante sulle reazioni del contesto.

Tutto questo accade sotto gli occhi tutti. Taluni attoniti, ancora si chiedono se tutto ciò sia reale.


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POLITICA
11 marzo 2008
democrazia diretta, orizzonte permanente

Credo che sia vero. Credo davvero che stiamo riscrivendo le regole del fare politica. Credo cioè che questi passi facciano parte del lungo cammino verso modi nuovi di partecipazione.
La nostra è un'idea ambiziosa di democrazia, un'idea che scommette sulla libertà degli individui. Scommette cioè sull'accessibilità a modi non illusori per contribuire alla causa del vivere insieme.
Sì, perchè "insieme" è il vero elemento di novità. E' il credo di chi ritiene di possedere verità provvisorie e parziali, bisognose di essere integrate con i pezzi portati da chi ci sta intorno.
Questo modo di credere nella pluralità delle verità, nella costruzione continua dei percorsi collettivi, tutto questo fa parte della nostra idea di democrazia.
Un'idea che uscirà rinnovata, rinvigorita dal bagno nelle acque del web. Un percorso appena all'inizio, per i cui risultati ci troviamo a gioire: insieme, ogni giorno.


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POLITICA
13 dicembre 2007
l'età della partecipazione

L'Età della Partecipazione, inaugurata dalla Rete, è carica di promesse: cittadinanza attiva, consumo consapevole, creatività diffusa, intelligenza collettiva, saperi condivisi, scambio di conoscenze. Tuttavia, se ci si aspetta di vederla sorgere all'orizzonte come un'alba scontata e inevitabile, si finirà per trasformarla nel suo contrario, producendo una nuova, vasta massa di esclusi.

[Henry Jenkins]




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POLITICA
12 dicembre 2007
oltre il blog
Il blog va superato.
Sebbene ancora non sia stata accettata la sua potenzialità rivoluzionaria. Il blog va superato proprio perchè è l'ennesimo ammortizzatore del sistema, perchè è ancora confinato nello spazio di testimonianza delle opinioni.

Il blog è uno strumento che ha permesso la crescita di persone più consapevoli, "costrette" ad essere libere e responsabili... ma appartiene ancora allo spazio della partecipazione "territoriale"...

La vera sfida adesso è creare veri strumenti di integrazione tra partecipazione e rappresentanza.
Li immagino capaci di far esprimere le sezioni, li immagino capaci di stimolare l'elaborazione più che la banalizzazione.
Li immagino come congressi permanenti,"agorà virtuali". Li immagino un po' wiki, un po' sondaggio. Orizzontali, trasparenti, orientati alla decisione condivisa e collettiva. Soprattutto li immagino capaci di ridare lo scettro ai cittadini sul proprio futuro.

E un pezzo di sogno nelle parole di
Mario Adinolfi:

"L'obiettivo è prepotentemente rompere gli argini, invadere con questa nostra idea di libertà i luoghi incancreniti del potere: politica e mass media. Noi dobbiamo opporci con nettezza al conformismo di questi vecchi arnesi, con l'avventata profezia della "libertà del ragazzino".




permalink | inviato da mauro.p il 12/12/2007 alle 9:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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