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POLITICA
12 gennaio 2009
La "tassa sul negro"
Dobbiamo dare visibilità anche qui alla stupidaggine della tassa sugli immigrati? In realtà quella tassa già c'è: alla Lega non interessa tanto che i suoi provvedimenti vadano in porto, l'obiettivo è far parlare di sè, aumentare il consenso su un approccio barbarico al problema, guadagnare ancora voti per le prossime elezioni: si chiama demagogia e non porta lontano.

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POLITICA
12 gennaio 2009
Finchè non trabocca
La soluzione di Maroni all'incremento degli sbarchi a Lampedusa è attendere che l'isola esploda.

Dopo le notizie di nuovi sbarchi ha anche confermato che chi arriva a Lampedusa resterà sull'isola e non sarà trasferito in altri centri d'Italia anche se ormai la capienza è stata superata.


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SOCIETA'
12 gennaio 2009
Cadere alle porte dell'Europa


Al di là di quello che appare dalle cronache televisive, sono molti coloro che nella speranza di riuscire ad entrare in Europa ci lasciano le penne. Almeno a me sembrano molte le 1235 vittime del 2008 rilevate da Fortress Europe, più della metà in Sicilia.

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SOCIETA'
9 gennaio 2009
Prossimo
Per ricapitolare cosa ci aspetta in questo mese, nella settimana del 20 gennaio - non manca molto - va in votazione il Pacchetto Sicurezza, quella serie di norme mal orchestrate in cui a mio avviso sono messe in discussione alcune acquisizioni fondamentali in materia di libertà. Massima sorveglianza, perchè da queste parti proveremo a spiegare, raccontare, con la passione e l'impegno di sempre.

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POLITICA
8 gennaio 2009
Con i rom si ragiona a chili
Con i rom funziona così, si ragiona a chili, mettendo insieme strategie legate all'efficacia degli slogan. Qualcuno a un certo punto sospetterà che dietro a quei volti si nascondano delle persone, ma sarà troppo tardi e saremo per l'ennesima volta di fronte a un'occasione sprecata.

Adesso Alemanno, dopo aver compiuto una spettacolare ascesa fondata tra l'altro sulla criminalizzazione dei rom, si trova ad adottare un piano sostanzialmente identico a quello pensato dalla giunta Veltroni e basato sui maxi-campi fuori dal raccordo anulare, completamente sradicati dal tessuto cittadino e sorvegliati. Una soluzione pessima e neanche troppo originale.

Se non ci sarà un imprevedibile colpo di scena, al prefetto non resterà che piegare su aree interne al comune di Roma, e qui subentra il piano del generale Mario Mori, capo dell´ufficio sicurezza del Campidoglio, che sostanzialmente ricalca quello dell´ex sindaco Walter Veltroni

"Il modello sarà Castelromano...", un campo che visto dall'alto appare così...


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POLITICA
5 gennaio 2009
Emergenze che si ripetono
Aperte le stazioni della metro a Roma per i clochard e bla bla bla.

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POLITICA
5 gennaio 2009
Giocare sull'equivoco: la retorica delle espulsioni
Ognuno gioisce di quello che gli pare: per quanto mi riguarda non trovo nessun motivo di gioia nel numero di espulsioni... Ci vedo solo la retorica di chi non è capace di progettare l'unico futuro possibile, nel quale sia l'integrazione a promuovere il benessere del nostro paese. Solo retorica insomma, un modo per cercare un capro espiatorio e per alimentare il grado medio di ignoranza. Sinistra e destra non c'entrano: è in questione un uso lucido della ragione.

I manifesti che riempiono la Roma di Alemanno giocano su un equivoco di fondo: è importante precisare che molte delle 6216 persone "espulse" sono tuttora in Italia. Il provvedimento di "espulsione" non coincide con il provvedimento di rimpatrio (per il quale i dati nazionali del 2008 forniti dal Viminale parlano di un totale di 1199 rimpatri effettuati). 

Se provassimo ad entrare nel dettaglio del dato strombazzato dai manifesti, quella che emerge è una realtà più complessa, che riguarda il numero di pratiche analizzate dall'Ufficio Immigrazione di Roma.

Fino a ieri sono stati espulsi 6.216 extracomunitari, 1.026 sono stati arrestati perché non hanno lasciato il nostro Paese, 1.304 sono stati accompagnati alla frontiera e 1.197 trattenuti a Ponte Galeria. I provvedimenti hanno riguardato anche i comunitari, soprattutto romeni: emessi 1.032 decreti di allontanamento per motivi imperativi di pubblica sicurezza. Le pratiche hanno riguardato anche i regolari. E sono: rilasciati 100 mila permessi di soggiorno, lavorate 13.861 istanze di lavoro subordinato, 600 per lavoro autonomo, 5.503 istanze di ricongiungimento familiare, istruiti 2.333 riconoscimenti della cittadinanza italiana. Diciottomila persone hanno chiesto asilo politico (da Somalia, Etiopia, Eritrea, Sudan, Afghanistan, Costa d'Avorio, Guinea, Togo, Bangladesh). 

Non sarebbe stato meglio riempire la città con lo slogan "100.000 permessi di soggiorno nel 2008. Roma Riparte"?


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POLITICA
5 gennaio 2009
L'unico futuro possibile
Un ragionamento lucido su immigrazione e sviluppo uscito sull'Unità di qualche giorno fa, da tenere da parte.

Abbiamo bisogno di più immigrati, non di meno. Dobbiamo smettere di costruire improbabili muri e, piuttosto, organizzare meglio le porte. Non è questo un appello naïf in favore di una società multietnica che eroda le fondamenta della nostra ottima civiltà giudaico-cristiana. Al contrario, è l’auspicio che il paese che tanto ci sta a cuore sia capace di riscoprire le proprie tradizioni e godere delle saggezze che gli altri popoli portano da noi.

Già oggi, senza i lavoratori immigrati, si fermerebbero molte aziende del nord e la nostra agricoltura smetterebbe di funzionare. Saremmo entrati in recessione da tempo, ci spiegava il Sole 24 Ore nel 2006, senza il lavoro di chi non è nato in Italia. Oggi la situazione sarebbe ancora più grave. Per tacere delle nostre case, che sarebbero disperate senza l’aiuto domestico delle lavoratrici che curano i nostri anziani. Persone irresponsabili, che oggi hanno alte responsabilità pubbliche, lucrano facili dividendi elettorali scaricando responsabilità tutte italiche – il declino economico e culturale che getta le persone nell’insicurezza esistenziale – proprio su chi ci sta aiutando a non sprofondare definitivamente. Questa sì, è una questione morale. Decenza vorrebbe che si introducesse una politica e una narrativa dell’Italia nuova, che va avanti, tutta assieme, grazie al contributo che le arriva da fuori. Come si fa con l’acqua, bisognerebbe indirizzare meglio questo flusso, spiega in un recente saggio Rima Al-Azar. Flusso che non va vissuto o, peggio, raccontato come un pericolo, ma come un’occasione per la nostra terra inaridita. Mossi dall’interesse dunque, dovremmo aprire le porte a studenti, scienziati, medici, ingegneri. Importare cervelli, capitale umano, creatività, talento. Voglia di fare impresa, come direbbe il nostro Presidente del Consiglio. Non per arricchirci dentro, ma per arricchirci fuori.


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SOCIETA'
28 dicembre 2008
Magie natalizie per i senzatetto
In questi giorni si fa un gran parlare di senzatetto: è Natale. Vuoi per la somiglianza dei barboni con Babbo Natale, vuoi perchè il freddo che noi incontriamo di giorno ci fa pensare a chi in quel freddo ci dorme la notte. Quest'anno ci si è messa l'ennesima tragedia, neppure tanto casuale, della baracca che ha preso fuoco a Castelfusano, nella quale sono morte madre e figlia. Ora in molti scopriranno che Castelfusano esiste, una pineta che nasconde una baraccopoli nella quale in pochi avevano il coraggio di entrare: una sorta di buco nero ignorato dagli amministratori, i quali adesso saranno costretti ad occuparsi di quelle situazioni estreme.
Manca ovviamente qualsiasi continuità: i titoli dei giornali non danno alcuna speranza di affrontare la realtà in modo organico e coerente. Quelli che vivono per strada lo sanno e quando si parla di loro sanno che presto passerà: bisogna solo avere qualche giorno di pazienza. Il tempo che i media spengano i riflettori e tutto tornerà come prima.

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POLITICA
27 dicembre 2008
Il fallimento del censimento
Non ho intenzione di commentare in alcun modo le affermazioni di Alemanno a proposito del fallimento del censimento dei nomadi (oggi il Messaggero di Roma apriva con "Il sindaco: fallito il censimento"). Nella maniera più assoluta, non ho alcuna intenzione di dire che pure un deficiente avrebbe potuto prevedere l'esito: lo penso, ma me lo tengo per me. Perchè in realtà quella propaganda razzista i risultati li ha avuti e sono nel rogo di Ponticelli, nelle convinzioni della società, nel veleno che una volta sparso resta nella terra per un sacco di tempo... e noi ai voglia a parlarci addosso.

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POLITICA
17 dicembre 2008
Protestare contro il pacchetto sicurezza
Domani - 18 dicembre - di fronte a Montecitorio (largo Chigi - Colonna) abbiamo l'occasione di protestare contro il pacchetto sicurezza (il ddl della vergogna), il coperchio sotto il quale si colpiscono i diritti dei migranti con il pretesto di combattere la criminalità.

Quello di contrastare la criminalità è solo un pretesto, perchè nel pacchetto sicurezza si colpiscono i diritti di tutti gli immigrati (e non solo). Parlare di questi temi, oggi, non è affatto semplice, perchè intorno si è costruita una cortina di criminalizzazione che affonda le sue basi in una cultura del rifiuto della diversità. La questione non è semplice anche perchè il pacchetto sicurezza mette in un certo senso in discussione le fondamenta che credevamo assodate in merito ai diritti garantiti dalla Costituzione.

Più volte siamo tornati sulla grave minaccia che rappresenta per il diritto alla salute l'obbligo di denuncia degli immigrati irregolari che richiedono le cure. Altrettanto dicasi per l'istituzione del reato di immigrazione clandestina, che trasforma una irregolarità amministrativa in un reato penale: un tema che meriterebbe una lunga riflessione sui temi della libertà personale e che non può di certo lasciarci indifferenti. Non voglio fare la rassegna di tutti i provvedimenti, perchè è sufficiente constatare che essi sono espressione di una cultura che considera la riscrittura delle regole sull'immigrazione esclusivamente una questione di sicurezza, un filtro che a mio avviso distorce totalmente i termini del problema.

Non possono esserci indifferenti i diritti di chi ci sta accanto, perchè essi hanno inevitabilmente a che fare con i nostri diritti.

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POLITICA
15 dicembre 2008
Tra soccorso e usurpazione
Sofri (padre) invita Rutelli a rimangiarsi la proposta di sottrarre i bambini mandati a chiedere l'elemosina dai genitori, con una delicattissima riflessione sugli affetti.

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SOCIETA'
14 dicembre 2008
Morire senza un nome
Un nome, almeno. Si può morire senza nome?

(ANSA)- ROMA, 14 DIC- Il cadavere di una donna sui 30-40 anni, con indosso abiti di fortuna, e' stato trovato vicino a via di Valle Aurelia, in una zona boscosa. La donna viveva in un riparo di fortuna e nei pressi non sono stati trovati documenti. Da una prima verifica, sul cadavere non ci sarebbero segni di violenza. Su un braccio sarebbero presenti morsi di animali.


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SOCIETA'
14 dicembre 2008
Buone le nostre arance
Lasciamo che vivano così, ma non abbiamo alcun imbarazzo a riempirci la bocca con i diritti umani...
Lasciamo che vivano "dentro baracche di cartone e bambù, nell'ex deposito alimentare diroccato, senza neache il tetto, in pieno centro di Rosarno - paese commissariato per infiltrazioni mafiose - a poche decine di metri dalla scuola elementare, in mezzo al fango, ai topi e a una carcassa di montone, sgozzato qualche giorno fa da un macellaio magrebino".
Mangeremo ottime arance. 

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POLITICA
14 dicembre 2008
Si aprono i flussi
Da domani, 15 dicembre, si aprono le porte per 150mila lavoratori extracomunitari, 20mila in meno rispetto allo scorso anno. Il Decreto Flussi 2008 ripesca anche le domande già presentate in precedenza e limita i "ricongiungimenti mascherati", fissando il requisito del possesso (o almeno della richiesta) della Carta di Soggiorno per i datori di lavoro extracomunitari. Altre informazioni sulle pagine preziose di Metropoli.

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SOCIETA'
12 dicembre 2008
Brucia la casa degli zingari


La fine di Savorengo Ker, una buona idea realizzata a luglio e raccontata da queste parti. Purtroppo mi ritrovo nei panni del profeta di sventura, avendo previsto la fine che ha fatto. Ovviamente non si sa in quali circostanze abbia preso fuoco: qualche dubbio ce l'ho, ma non lo dico...

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SOCIETA'
8 dicembre 2008
Sopravvivere al pacchetto
Un vademecum per affrontare il Pacchetto Sicurezza e - magari - sopravvivere.

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SOCIETA'
8 dicembre 2008
Vogliamo un futuro più civile?


La domanda va fatta, proprio perchè la risposta non è scontata...

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POLITICA
5 dicembre 2008
Senza dimora, ma con l'amianto
La scoperta dell'acqua calda, in questo articolo curioso.

Forse la vita dei barboni non è poi così importante. Forse morire per eternit è meno grave che morire di freddo.


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SOCIETA'
3 dicembre 2008
Elemosina, schiavitù e la retorica che ti aspetti
Rutelli fa da sponda alla Lega. Usando la retorica della schiavitù a mio avviso si fa molta più fatica a scendere nella complessità dei problemi, soprattutto quando sono sostenuti da un intreccio sottile di indifferenza e tradizione. Buttare a mare le esperienze sul campo, chiedere piuttosto che sia la pancia del paese che vive in appartamento ad occuparsi di condannare le differenze, ci porta lontano da un orizzonte delle soluzioni.

Qualcosa va fatta. Ma quel qualcosa deve avere il segno di una politica di sostegno e non il colore della repressione ("arresto immediato"?!), che ha il solo effetto di aumentare le distanze, alimentare le esclusioni, seminare un futuro impraticabile. Fare chiarezza richiede pazienza.

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POLITICA
30 novembre 2008
Il diritto di cura per gli immigrati
Una petizione da firmare, senza perdere altro tempo.

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POLITICA
29 novembre 2008
OVVIE ESCLUSIONI
Ovviamente gli immigrati, anche quelli che pagano i contributi, anche quelli che non delinquono, non rubano e non fanno paura ai nostri bambini, sono esclusi dai benefici della social card.

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POLITICA
28 novembre 2008
LA SOCIAL CARD? PER CARITA'!
Sarebbe il momento di dire cosa penso della Social Card (bisogna per forza pensarne qualcosa?!)

Primo: credo sia positivo che finalmente si ammetta l'esistenza di una povertà estrema, che è sfuggita sistematicamente ad ogni forma di beneficio fiscale, semplicemente perchè da un pezzo non sa cosa sia una dichiarazione dei redditi.

Secondo: non capisco perchè un'enorme fetta di quella povertà assoluta sia stata esclusa da un intervento che aveva come obiettivo quello di occuparsene. La limitazione agli over 65 e alle famiglie con minori di 3 anni è la dimostrazione di un welfare miope, che continua a rapportarsi in modo settoriale e non inclusivo rispetto alla drammaticità della fragilità sociale. L'adozione del modello Isee per accedere ai benefici della carta ne è un esempio, dato che esclude coloro che si trovano in condizioni di disagio estremo.

Terzo: siamo seri, si combatte la povertà con 40 euro al mese? Quando hai bisogno di tutto e ti "regalano" 40 euro, ovviamente ringrazi. Ma capisci che chi hai davanti non ha alcuna intenzione di tirarti fuori dai guai.

Quarto: l'elemosina. Senza entrare nel merito della quantità, è stato usato il metodo dell'elemosina. Non si agisce sulla sfera dei diritti, non si è scelta una via di intervento strutturale. Si è scelto di guardare ai poveracci con sguardo compassionevole, mettendo mano alla borsa e tirando fuori qualcosina. Niente che parli di un diritto inalienabile alla sussistenza: è una visione anche questa, ma mi sento ancora libero di non condividerne l'impianto.

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SOCIETA'
28 novembre 2008
La paura quotidiana dei barboni (e non viceversa)

  Su Repubblica ieri è uscito un viaggio di Michele Smargiassi tra i senza fissa dimora di Bologna, tra le loro paure. Un articolo che ribalta la prospettiva, mettendo per un attimo in secondo piano le paure dei "normali" e occupandosi del mondo visto dagli ultimi, con discrezione: ogni tanto non guasta. 


La fame, il freddo, la solitudine. E dopo l'aggressione di Rimini un dramma in più: la paura. Ecco le storie degli ultimi

Paura quotidiana in via senzatetto

Viaggio tra i clochard di Bologna

Sono un relitto di povertà arcaiche esito non previsto nella società dei consumi.
Le loro storie si somigliano tutte: normalità distrutte da due o tre crolli ravvicinati.


di MICHELE SMARGIASSI

BOLOGNA - Gli inquilini di via Senzatetto non rispondono mai al citofono. Perché se qualcuno "suona", è solo per suonargliele. Quante volte Giuseppe è stato svegliato nel cuore della notte da un calcio nelle reni. Peggio, sui piedi. Sono delicati i piedi quando dormi per terra, sui cartoni. "Il freddo te li congela, sono rattrappiti, basta un colpetto per vedere le stelle". Giuseppe l'ex giardiniere dorme in una rientranza del sottopasso tra l'atrio della stazione e il binario uno: anche di notte c'è sempre qualcuno che passa, lo vede, e gli allunga una pedata. Così, per riderci su due minuti, come quei bravi ragazzi di Rimini, quelli con l'accendino facile. E lei Giuseppe che fa? "Zitto. Non reagire mai, mai, mai. Questo t'insegna la strada. Se reagisci magari spunta un coltello. Taglia la corda se puoi".

Via Senzatetto, a Bologna, non esiste nello stradario. Esiste solo sulle carte d'identità dei clochard. È una strada fittizia, un'invenzione dell'anagrafe per poterglielo dare, ai clochard, almeno un documento. Poi però si sono accorti che non funziona: se ti presenti con quell'indirizzo, nessuno ti darà mai un lavoro. Allora adesso la via dove abitano i barboni, inesistente ma affollatissima, si chiama via Mariano Tuccella. Un senzacasa preso a calci e pugni in pieno centro da un ragazzotto ubriaco, morto questa primavera dopo sei mesi di coma. "Potevo essere io", osserva senza prosopopea Antonio, quello che dorme sotto la tettoia di un padiglione dei Giardini Margherita. Se li ricorda bene i tre giovinastri che lo svegliarono a botte qualche mese fa, "negro dimmerda levati dal...". Antonio è italianissimo, è nato a Napoli nel 1945, ma come nella Tammurriata nera o nella più famosa canzone di Lucio Dalla: la mamma bambina e il "bell'uomo che veniva dal mare", il marine americano di colore. E lei, Antonio, che fece con quei tre? "Io? Niente. Quelli come noi hanno sempre torto. Tutti i torti del mondo. Metti che uno di quei due era figlio del tale o del talaltro... Finisce che è stata colpa tua. Se ti prendono di mira, puoi solo sparire. Quel poveretto di Rimini... Al primo petardo doveva prendere su le sue cose e cambiare zona, era chiaro che tornavano. Noi non dobbiamo esistere, capisci? Infatti non esistiamo".

Scordarsi Piazza Grande, "a modo mio / avrei bisogno di carezze anch'io". Fine dei romanticismi. Ben altre carezze ti riserva la piazza oggi. Gli "avvocati di strada", angeli custodi degli homeless di Bologna, nel 2007 hanno aiutato 22 senzatetto a denunciare aggressioni subite. E prima che uno di loro si convinca a denunciare, ce ne vuole. "Io, ma chi sono io? Chi mi crede, a me? Ma mi hai guardato bene?", Antonio si toglie il berretto che una volta era bianco: ciuffi di capelli sparsi, due soli denti in bocca, la pelle rovinata, una giacca rotta sopra l'altra, "ho tutto quel che serve per far paura. Io sì, ce l'ho paura, di notte, ma a voi faccio più paura ancora. Se chiedo aiuto a un poliziotto mi dice smamma. Se insisto mi porta dentro e mi mena. Guarda, è cambiata la storia. Forse una volta eravamo poetici. Adesso per voi siamo dei falliti e basta, scelta nostra, colpa nostra, cazzi nostri. Qualcuno ogni tanto ancora viene e mi usa come un divertimento, il vecchio barbone saggio', quello che ne ha vissute tante'... A me va bene perché poi mi dà qualcosa". Però è vero che ne ha vissute tante, Antonio. Gli anni hippy, la politica, Radio Alice, il '77, perfino un po' di galera per i disordini, poi il lavoro, una donna, tre figlie, perso tutto, quel che è rimasto è questo carrellino tenuto con lo spago. "Anche il sacco a pelo devi portartelo dietro, se lo nascondi dentro una cabina elettrica o dietro un cassonetto, come una volta, non lo trovi più".

Chi lo ruba, il sacco a pelo di un barbone? "Gli stranieri. Ora comandano loro". Sarebbero gli ultimi arrivati, i clandestini extracomunitari, nel paese scuro della marginalità. Ma sono già passati avanti. "A loro le gente dà più volentieri. Anche i preti li aiutano di più". I barboni eterni restano ultimi, sempre ultimi, disperatamente in coda a tutti. In coda all'Antoniano, la mensa di mezzogiorno, dopo Antonio c'è Mauro, sessant'anni, bel soprabito di pelle, scarpe lucide, pantaloni puliti. Faceva il cuoco, poi quella malattia ai polmoni: non invalidante, ma nessuno lo vuole più in cucina. Da qualche settimana dorme in un garage, dopo due anni di strada. Non s'è ancora lasciato andare. "Quando vado a far colletta però mi metto roba più rovinata, sennò non ci credono". Mica tutti i clochard sembrano clochard. Ed è peggio ancora: "O fai impressione o non esisti. Per la gente normale, i senzatetto non esistono. I drogati sì, i matti sì, gli ubriaconi sì, gli stranieri sì: noi no. Sa cosa? Io la accetto la tessera da senzatetto, se me la danno. Meglio una schedatura che essere nessuno".

Sono un relitto di povertà arcaiche, un esito non previsto nella società dei consumi. Le loro storie si somigliano tutte: normalità precarie distrutte da due o tre crolli ravvicinati, lavoro perduto, una rottura familiare, la morte di una persona cara, un tradimento, una malattia, combinati tra loro in modo infinitamente diverso e infinitamente simile. "Una somma di sfortune", dice Giuseppe il giardiniere, "la prima ti atterra, ma provi a farcela; proprio quando stai per rialzarti, arriva la seconda botta e ti stramazza". Non ti alzi più. "Un anno di strada e sei perduto", dice Paolo Mengoli, direttore della Caritas diocesana. La strada ti prende, ti avvolge, ti cambia. "Ti azzera", precisa Daniele, 35 anni, per lui la miscela prevedeva anche un tuffo nell'eroina. Ha una moglie, una figlia malata: una signora generosa le tiene in casa ma lui no, dorme in stazione. Alle dieci di sera la sala d'aspetto è stracolma di figure che crollano di sonno, sedute spalla a spalla. Almeno qui siete in tanti, è più sicuro. "Qui è un inferno. Tutti contro tutti. Non ti puoi fidare neanche di quello che ti dorme di fianco. L'altra notte quell'africano mi sveglia urlando, 'Dammi la tua coperta o ti accendo!', capisci? La sera prima, alla mensa di Santa Caterina, avevamo pregato assieme per quello bruciato a Rimini".

Comincia un'altra notte senza tetto né letto, ma nessuno dorme davvero. Sussultano, si scuotono. "La notte non è per il sonno, la notte cerchi solo rifugio", spiega Daniele, "il giorno è per il sonno e per il cibo". I posti caldi, di giorno, sono molti, più comodi di questo dove la Polfer ogni due ore ti scuote, fuori di qui e in fretta!, e mica tutti possono fare come Tecla, 74 anni, ex ballerina con la casa popolare allagata, che ha una pensione della minima e ogni tanto compra un biglietto, mica per viaggiare, solo per avere diritto a restare dentro. Anche lei non dormirà bene a cavallo dei braccioli che disinfetta con cura. Col suo carrello del Pam stracolmo e le sue ciabatte Crocs arancioni, di giorno va a dormire in un'altra sala d'attesa, quella di una Asl, "ma non ti dico dove", i buoni posti son segreti. Invece Antonio, 'a criatura nata nira, di giorno sta in biblioteca, la sontuosa Sala Borsa, ricca di divani comodi: non è un abuso, "prendo un libro e lo leggo davvero". Altro buon posto: la sala scommesse ippiche di via Righi, c'è il bagno, "e quando uno vince è contento, 'mi hai portato fortuna', e ti allunga cinque euro", relaziona Rino, quello col cane: Pippo, un bastardino di schnauzer bianco, tutto fasciato, "l'ha morso un altro cane", anche tra le bestie la strada è feroce. E Rino non ha esitato a sacrificare 30 euro, parecchi giorni di colletta, per portarlo dal veterinario. Ha una gran voglia di carezze, Pippo.

Poi c'è il mangiare. Che in fondo è la cosa più facile: colazione dalle suore, pranzo dai frati dell'Antoniano, cena alla Caritas di via Santa Caterina. C'è solo da scarpinare. "Il guaio è la notte", per Paolo l'ex geometra è un'ossessione, qualsiasi domanda gli fai, lui risponde come un disco incantato: "se però potesse sensibilizzare... per un posto letto...". Nei dormitori c'è la lista d'attesa e ti tengono solo tre giorni. C'è già un freddo criminale, due sono finiti semiassiderati l'altra notte, ma i City Angels sono senza coperte e il rifugio invernale da 300 posti non è ancora pronto. Bologna non è che sia così amica dei barboni. Marco, il poeta che aveva arredato una panchina davanti a San Francesco, s'è beccato 724 euro di multa per occupazione abusiva, e i vigili gli hanno buttato nel cassonetto tutte le poesie. "Tròvati un altro posto" è la comunicazione che la città in divisa spedisce a quella di stracci: accompagnata non di rado da uno spintone. Il municipio di Cofferati ha fatto togliere le poltrone dalle sale aperte al pubblico, ha chiuso a chiave i bagni e perfino traslocato le macchinette del caffè in stanze accessibili solo ai dipendenti. Vero che le macchinette sono le vittime designate dei nomadi urbani. Mica tutti hanno un'etica come José, l'oriundo argentino che dorme al binario 8, e che quando vede "uno di quei drogati che mettono la moneta con la gomma da masticare per bloccare la fessura e passare dopo a prendere le monete incastrate, io gliela tolgo". Lui controlla solo la buchetta del resto. Non v'immaginate quanto resto si scordano i clienti delle macchinette. "In due anni ho messo da parte 2156 euro e ho comprato un biglietto per tornare a Buenos Aires". È un lavoro, fare il senzatutto. Se chiedi a Renato, ex pizzaiolo, come comincia le sue giornate ti guarda con ironia: "Le mie giornate non cominciano e non finiscono". Tempo pieno, nastro continuo. È un lavoro anche per chi ha eliminato il denaro dalla sua vita, come Cenzo, l'ex macellaio, in strada da quattro anni, "quasi eliminato, se non fosse per queste maledette sigarette", per non dover chiedere. Perché lui ancora se ne vergogna, e se insisti con le domande gli vengono gli occhi lucidi.

Chissà se c'è una corsia di ritorno, per la gente dei cartoni. Un'uscita di sicurezza dall'arena di crudeltà gratuite che è diventata per loro la strada. Non ce n'è uno che, a domanda, non ti risponda che vuole smetterla con questa vita, non uno che non speri nel miracolo, grande o piccolo: Mauro dice a tutti che gli hanno promesso un posto di cuoco in un grande albergo del Madagascar, ad Antonio "bastano tre metri per tre". Poi però c'è da riannodare il pacchetto, tirar su le buste di plastica e andare, andare, che la giornata è lunga, è già buio, un altro giorno è andato, hai tirato su solo tre euro ma la gente affretta il passo per andare a casa, una casa calda. Anche Antonio si fa il letto ai giardini come tutte le sere da vent'anni, e ha soltanto una cosa da chiederti: "La prossima volta che mi incontri, per favore, salutami".


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permalink | inviato da postcrazia il 28/11/2008 alle 10:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
26 novembre 2008
CONTRORDINE
L'emergenza criminalità è finita. Possiamo avere meno paura di immigrati, zingari, cattivi, brutti ceffi e scippatori. Siamo in attesa di nuove preoccupazioni da adottare in massa.



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POLITICA
26 novembre 2008
ACQUA IN CAMBIO DI SGOMBERI
Lo ribattezziamo "teorema Alemanno". Al Casilino 900 Alemanno ha stabilito che i rom potranno riavere luce e acqua potabile solo quando sarà fissata la data dello sgombero.

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SOCIETA'
25 novembre 2008
STESSA EMORRAGIA


La campagna della CGIL contro il razzismo esordisce con questo manifesto. Spero riesca a scongiurare la guerra tra poveri che la crisi può innescare (o dite che è già troppo tardi?)

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POLITICA
24 novembre 2008
COSA CE NE FREGA DELLE LORO FAMIGLIE
Per il tentato omicidio del clochard di Rimini sono stati fermati quattro ragazzi "di buona famiglia", così dicono i giornali. Cosa ce ne frega delle loro famiglie? Bisogna dire italiani. Quattro ragazzi italiani (come si usa nei casi in cui gli interessati italiani non sono).



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POLITICA
20 novembre 2008
NEPPURE LA CHIESA
"Così si rende più difficile la vita di chi è in difficoltà". Parola di Famiglia Cristiana, che nell'editoriale ragiona sulle pesanti e inutili misure che colpiscono immigrati e senza fissa dimora.
POLITICA
20 novembre 2008
I medici si ribellano: "Non denunceremo i clandestini ammalati"
I medici non ci stanno a collaborare con una misura che mette in discussione il diritto alla salute e si ribellano all'obbligo di denuncia per i clandestini. Dopo che anche il ministro Sacconi si è detto favorevole alla proposta della Lega, i medici hanno preso posizione dicendo che non denunceranno gli irregolari che chiedono di essere curati (qui l'articolo di Repubblica).

I medici non ci stanno e sembrano intenzionati a non voler essere trasformati in medici-poliziotto, facendo ricorso innanzitutto all'obiezione di coscienza. L'approvazione dell'emendamento leghista sarebbe comunque molto pericoloso, perchè terrebbe lontani gli irregolari dalle strutture sanitarie, con rischi enormi per loro salute e per la salute della collettività.

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permalink | inviato da postcrazia il 20/11/2008 alle 14:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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