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L'unico futuro possibile

Un ragionamento lucido su immigrazione e sviluppo uscito sull'Unità di qualche giorno fa, da tenere da parte.

Abbiamo bisogno di più immigrati, non di meno. Dobbiamo smettere di costruire improbabili muri e, piuttosto, organizzare meglio le porte. Non è questo un appello naïf in favore di una società multietnica che eroda le fondamenta della nostra ottima civiltà giudaico-cristiana. Al contrario, è l’auspicio che il paese che tanto ci sta a cuore sia capace di riscoprire le proprie tradizioni e godere delle saggezze che gli altri popoli portano da noi.

Già oggi, senza i lavoratori immigrati, si fermerebbero molte aziende del nord e la nostra agricoltura smetterebbe di funzionare. Saremmo entrati in recessione da tempo, ci spiegava il Sole 24 Ore nel 2006, senza il lavoro di chi non è nato in Italia. Oggi la situazione sarebbe ancora più grave. Per tacere delle nostre case, che sarebbero disperate senza l’aiuto domestico delle lavoratrici che curano i nostri anziani. Persone irresponsabili, che oggi hanno alte responsabilità pubbliche, lucrano facili dividendi elettorali scaricando responsabilità tutte italiche – il declino economico e culturale che getta le persone nell’insicurezza esistenziale – proprio su chi ci sta aiutando a non sprofondare definitivamente. Questa sì, è una questione morale. Decenza vorrebbe che si introducesse una politica e una narrativa dell’Italia nuova, che va avanti, tutta assieme, grazie al contributo che le arriva da fuori. Come si fa con l’acqua, bisognerebbe indirizzare meglio questo flusso, spiega in un recente saggio Rima Al-Azar. Flusso che non va vissuto o, peggio, raccontato come un pericolo, ma come un’occasione per la nostra terra inaridita. Mossi dall’interesse dunque, dovremmo aprire le porte a studenti, scienziati, medici, ingegneri. Importare cervelli, capitale umano, creatività, talento. Voglia di fare impresa, come direbbe il nostro Presidente del Consiglio. Non per arricchirci dentro, ma per arricchirci fuori.

Pubblicato il 5/1/2009 alle 10.32 nella rubrica marginali.

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